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INDEX >La tonnara di Pizzo di F. Cortese >La Tecnica delle tonnare di Franco Cortese >La Fine di un'epoca e di un'epopea di D.Donato >Reperti scritti di Autori vari sulle Tonnare di Pizzo >La Tonnara dei De Silva - Y Mendoza di R. Caridà >Album foto (Quando c'erano le Tonnare......) >Riflessione di Gianluca SERRA sul recupero delle Tonnare di Gianluca Serra (serra@ipi.it) (Esperto di Sviluppo Locale presso l’Istituto per la Promozione Industriale, Roma) Pizzo primavera del 2001 Manifestazione "Quando c'era la Tonnara":
Video Mattanza alla Tonnara di Favignana (video clip in .wmw) Luglio 1958 il Padre Superiore del Convento dei Minimi Francescani di Pizzo verso la Tonnara di Pizzo per la consegna del primo tonno pescato
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Le Tonnare di D. CURATOLO Discordi sono tuttora i pareri degli esperti sugli spostamenti che i tonni compiono in prossimità del loro periodo riproduttivo; la divergenza tra le opposte tesi riguarda solamente il percorso. Una prima teoria antichissima, detta teoria migratoria, sosteneva che l'itinerario dei tonni, oltre al Mar Nero e al Mediterraneo, comprendesse anche l'Oceano Atlantico e forse anche altri mari. La seconda teoria, detta teoria autoctona, sostenuta da molti moderni naturalisti, afferma che le migrazioni si limitano ai soli mari del bacino Mediterraneo. Comunque sia, in primavera, i grandi branchi raggiungevano le nostre coste, indotti dalla temperatura mite del nostro mare, dalla limpidezza e dell'adeguata salinità delle sue acque, per deporre e fecondare le uova. Durante la prima fase del percorso, che precedeva la riproduzione, venivano detti «tonni di corsa» e dopo la riproduzione, nel concludere il ciclo migratorio, venivano detti «tonni di ritorno». In conseguenza dell'andamento del ciclo migratorio, esistevano «tonnare di corsa», che operavano prima che la riproduzione avesse luogo, «tonnare di ritorno», che operavano dopo ed, eccezionalmente, tonnare che, mediante piccole operazioni eseguite in tempi brevissimi e consistenti nella semplice inversione della posizione di alcune reti, potevano essere utilizzate sia per la «corsa» che per il «ritorno». In sostanza la funzione preminente di queste insidiose trappole era quella di sbarrare il passo ai tonni e convogliare verso la «camera della morte» queste meravigliose e perfette creature che, spinte dal supremo istinto della procreazione, percorrevano i medesimi itinerari coprendo percorsi di migliaia di chilometri. Le tonnare erano organismi funzionanti in modo perfetto; ognuna possedeva sulla spiaggia ampi appezzamenti di terreno con capaci strutture in muratura, dette «logge». Quando le tonnare erano in piena attività, le funzioni delle «logge» erano molteplici e comprendevano anche la pesatura dei pesci catturati, la sezionatura e la salagione, le trattative e le vendite. La «loggia» era continuamente in comunicazione con la ciurma a mare per mezzo di segnalazioni convenzionali, note solamente agli addetti ai lavori. Nei periodi in cui le tonnare non erano operanti, nelle «logge» venivano immagazzinati gli enormi barconi, i rimorchiatori, le numerose pesanti ancore, tutto il complesso sistema di reti e cordami e le altre attrezzature di dotazione della tonnara. Inoltre nelle «logge» era sistemato l'ufficio amministrativo. Le tonnare fisse, oggi totalmente sostituite da modernissimi e sofisticati sistemi di pesca, furono oggetto nel passato di numerose e discriminanti concessioni di privilegi feudali. Proprietari erano sempre i soli feudatari, a cui venivano concessi i posti più propizi, chiamati «pali», dove poter convenientemente installare le «logge» con l'insieme dei dispositivi di pesca. Dopo l'eversione della feudalità, i «pali» vennero dati in concessioni temporanee che, con l'Unità d'Italia, furono regolate da leggi tassative. Le disposizioni regolavano, soprattutto, le distanze da osservare tra le tonnare, che operavano nella stessa zona di mare. Tali distanze, che nel corso dei secoli generarono furibonde e lunghissime contese tra i proprietari di tonnare confinanti, non dovevano essere mai inferiori a cinque miglia marine dal lato della tonnara, in cui era ubicata la porta, attraverso cui entravano i tonni e a tre miglia dal lato opposto. Molto spesso i proprietari, per poter avere un maggiore spazio di mare a disposizione e quindi una maggiore possibilità di pesca, chiesero ed ottennero la concessione di diversi «pali» contigui. Successive disposizioni legislative, però, stabilirono che le concessioni venivano revocate, qualora i «pali» fossero rimasti inutilizzati per un determinato periodo di tempo, al che i concessionari, per ovviare a quest'ultima disposizione, attuarono di volta in volta lo spostamento di tutti i dispositivi di pesca nel «palo», dove correvano il rischio di perdere la concessione. I proprietari non sempre gestivano direttamente le proprie tonnare, ma spesso le davano in affitto, concordando il prezzo del canone sulla base della presunta redditività dell'impianto, che veniva stabilita su presupposti quasi sempre aleatori. La pescosità delle tonnare dipendeva esclusivamente dalla concomitanza di favorevoli circostanze casuali, le cui previsioni non davano alcun margine di sicurezza. La gestione in affitto, perciò, si rivelò un vero gioco d'azzardo, che alcune volte portò all'impoverimento o alla completa rovina dell'affittuario. |
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