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Premesso che l'archeologia  è la scienza che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l'ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l'analisi delle tracce materiali che hanno lasciato (architetture, manufatti, resti biologici e umani). Allora di siti archeologici nel territorio del Comune di Pizzo, data la sua origine tardo medioevale e quindi relativamente recente non è per niente facile trovarne. Se invece ci si allarga un poco al limitrofo  territorio  del Comune di Maierato  ci si imbatte nei resti imponenti della Baronia di Rocca Angitola, insediamento risalente all'epoca della Magna Grecia con sicure testimonianze Alto Medievali.

Rocca Angitola - Rocca Niceforo - Crissa

Ricerca storica a cura del Prof. Giuseppe GRECO

    Il sito di Rocca Angitola nel suo arco di vita, ebbe tre nomi: Crissa il primo, Rocca Niceforo poi e per ultimo Rocca Angitola. Tre nomi che corrispondono a tre differenti età della sua gloriosa esistenza.

Crissa

    Crissa è classica. E' greca, romana e bizantina. La storia di Crissa comincia con la storia della Magna Grecia, con la storia delle colonie greche d'Italia, e si inserisce in questo contesto . Nel corso dell'VIII secolo a.C. i Greci iniziarono il loro movimento migratorio verso l'Italia meridionale e la Sicilia e vi fondarono belle e importanti città. Essi erano uomini intelligenti e guerrieri valorosi. Amavano la cultura e prediligevano, in particolar modo, la poesia e la filosofia. Essi vissero la loro epopea grandiosa tra il XII e il IV secolo a.C. Raggiunsero le vette più alte della cultura, una cultura che trasmisero alI'Occidente, al Medio Oriente e alI' Africa settentrionale, una cultura che imprime tuttora il nostro modo di vivere. Noi siamo greci per indole e per modo di pensare. Nelle nostre vene scorre infatti sangue greco, perche noi, effettivamente, siamo greci e latini; anzi più greci che latini, Famose furono, e restano, le guerre condotte dai Greci: la guerra contro la città di Troia , cantata dal poeta Omero ; le guerre contro i Persiani e le non meno famose guerre fratricide tra Spartani e Ateniesi, tra Spartani e Messeni , tra Spartani e Tebani. I Greci, se non gareggiavano ai giochi di Olimpia , di Nemea, di Delfi o di Corinto , facevano guerre: erano sempre in guerra. Questa vocazione trova anche conferma nel nostro stemma comunale in cui appaiono due armigeri nell'atto celebrativo di un rito guerresco. La cultura greca è stata ineguagliabile e resta ineguagliabile. I Romani, infatti, quando conquistarono la Grecia furono conquistati dalla cultura greca, e. Orazio, il grande poeta latino, scrisse: " La Grecia conquistata conquistò i vincitori". Le prime colonie fondate dai Greci sul suolo d 'Italia furono: Pithecusa ,sull 'isola d 'Ischia , Cuma in Campania , e le due colonie dello Stretto: Reggio e Zancle , che venne poi chiamata Messina. Seguirono quindi Siracusa , Metaponto , Taranto ,Sibari , Crotone e Locri Epizefirii . Queste città, in breve tempo, divennero ricche e potenti. Vi fiorirono l'arte e la cultura. Esse raggiunsero un così alto grado di civiltà da far assumere all 'Italia meridionale il nome maestoso di "Megale Ellas", di "Magna Grecia" , ovvero di "Grande Grecia", il che significava che questa terra, messa a confronto con la madrepatria , la superava in splendore, potenza , ricchezza e cultura . Sibari divenne infatti la città più ricca e più grande del suo tempo; e Crotone la città più acculturata , grazie alla presenza di Pitagora e all 'istituzione della Scuola Pitagorica . Crotone era altresì famosa per la bellezza delle sue donne e per il vigore dei suoi atleti. In un'olimpiade dice Strabone che i primi sette vincitori della gara dello "Stadio" : dei 200 metri piani, furono tutti di Crotone; e allora si disse che l'ultimo dei CrotoJliati valeva quanto il primo tra gli altri greci. Così, in questo mondo, da questa stirpe, fu fondata la nostra Crissa . Intorno alla sua fondazione, va detto che verso la metà del VII secolo a.C. le colonie della Calabria Ionica, Sibari, Crotone, Locri e Reggio, fondarono delle sub-colonie, delle sottocolonie, sulla riviera tirrenica, sul nostro versante. I Sibariti fondarono Lao, che corrisponde all'odierna Scalea, Scidro, che corrisponde all ' odierna Belvedere, e Posidonia, chiamata poi Paestum. I Crotoniati fondarono Terina (l'odierna Nocera Terinese) e colonizzarono Temesa, che era un centro preesistente, una città già abitata dagli indigeni Ausoni, nei pressi di Amantea. I Locresi Epizefirii, a loro volta, fondarono Medma, sul fiume Mesima, Ipponion, che poi sarà Vibo Valentia, equi, nelle nostre vicinanze, Crissa. Stando così a questi avvenimenti, la città di Crissa fu fondata intorno al 650 a .C., come città- satellite di Locri e prese il nome di Crissa da Crissa, città della Focide, in Grecia. Sulla fondazione di Crissa però, accanto a questa versione storica, vi è una versione leggendaria: una versione chericollega la fondazione della città agli anni favolosi della guerra di Troia (1193- 1184 a .c.).  Compiuta la distruzione della mitica città della Troade, non pochi furono gli eroi greci che, ritornando in patria, si videro sospinti dall'avversità del Fato sulle spiagge d'Italia; e allora ogni città posteriore trovò modo di vantare le proprie origini nobili, trovando in ciascuno di essi il proprio "ecista": il proprio illustre fondatore, per cui sembra che gli eroi più famosi, tra i Greci, siano venuti tutti qui; e sembra quasi che tutti gli eroi principali siano stati fondatori di città. Le vicende, le dispersioni e i fati di costoro sono narrati nei "nostoi", parola greca che significa "ritorni" (l 'Odissea è, appunto, uno di questi "nostoi"), oppure ci giungono in opere letterarie, quali "L' Alessandra" di Licofrone (poeta greco del IV secolo a.C.).Licofrone è proprio il poeta che parla di Crissa nel suo poema chiamato " Alessandra".      La sua opera è chiamata così dal nome di Alessandra (o Cassandra), sacerdotessa troiana di Apollo, la figlia di Priamo che aveva il dono della profezia; e l'opera è, appunto, impostata sul vaticinio.      Nei celebri versi il poeta dice questo: "I discendenti di Naubolo giungeranno a Temesa, dove il Lampete, aspro promontorio dei monti d 'Ippone, s 'inclina verso il mare e di fronte al monte di Crissa areranno la terra. ...". Poi, nell'opera stessa, Isacio, commentatore di Licofrone, dice che Crissa fu città dei Focesi, fondata da Crisso (fratello di Panopeo) reduce dalla guerra di Troia. Originario della Focide, che è una regione della Grecia, Crisso fu comandante dei Focesi a Troia; poi, a conclusione della guerra, partito per ritornare in patria, spinto dai venti contrari, approdò assieme ai suoi compagni, alla foce dell ' Angitola, dove, attratto dalla particolare funzione di difesa di un colle vicino, fondò la città che fu chiamata Crissa dal suo nome. Tutto ciò è leggenda e noi, più verosimilmente, credianio che la fondazione di essa è da far risalire verso la metà del VII secolo a.C., allorche i Greci dallo Ionio si affacciarono sul Tirreno in cerca di nuove terre da colonizzare. Un gruppo di essi, probabilmente Focesi partiti da Locri, di cui erano stati coedificatori con i Locresi, si fermò all 'Angitola e attratto dalla fecondità delle campagne e dalla posizione strategica del luogo, su quel colle che oggi vediamo coperto da ruderi informi, fondò la città che prese il nome di Crissa da Crissa, città della Focile, in Grecia. Il terreno era fertile e ricco di selvaggina, ma il vantaggio più rilevante dovette essere costituito dalla prossimità del mare, che allora entrava a forma d 'insenatura nella depressione angitolana, con Monte Marello che restava isolato nel mezzo; e da ciò si spiega l'etimo del suo nome: "Monte Marello" = monte sito nel marello, nel piccolo mare. Questa insenatura offriva ai Crissei un ottimo porto naturale ed essi furono, insieme, agricoltori e pescatori. Queste, come si vede, furono le origini di Crissa. Una leggenda dice che anche Ulisse venne dalle nostre parti nel corso dei suoi viaggi. Nell'Odissea si parla della città di Temesa, che sorgeva nei pressi di Amantea. Altrove si dice che Ulisse venne alla foce dell ' Angitola, dove allora arrivava il mare, che poi si è ritirato. I geografi antichi parlano di tre isolette che sorgevano nell'attuale mare di Pizzo. Tali isole, dal nome di Itaca, patria di Ulisse, furono dette "Itacesi", perche ivi Ulisse sbarcò. Quali esse fossero è stato un mistero perchè nel mare non esistono. Alcuni avanzano la teoria che siano sprofondate nelle acque e scomparse. lo personalmente le ho identificate con tre corpi emersi, tre corpi esistenti nella depressione angitolana, da dove il mare ritirandosi le lasciò nella forma di tre collinette. La prima, che è la più grande, sostiene la diga del lago e si chiama "Monte Marello"; la seconda ospita una bella villetta; la terza fu distrutta e frantumata nel secolo scorso, negli anni '60, durante la realizzazione dell 'invaso dell'Angitola. Queste, non c'è dubbio, furono le isolette Itacesi. Sulla grecità di Crissa, a parte i riferimenti scritti, noi oggi abbiamo prove probanti di natura archeologica. Nel mese di Novembre dell'anno 1986, nelle vicinanze della Rocca, in località "Urmaro", sono state rinvenute, casualmente, delle tombe greche risalenti al IV secolo a.C. Sul luogo è intervenuta la Sovrintendenza alle Belle Arti, nella persona della Dott.ssa Iannelli, direttrice del Museo di Vibo Valentia, e i reperti raccolti sono stati portati al museo suddetto. Di Crissa, comunque, poco sappiamo e pochi la conoscono. In epoca romana, com'è ricordato nell' "Itinerario" dell'imperatore Antonino Pio, fu una "mansio", cioè una stazione della via Popilia. A Crissa i viaggiatori avevano la possibilità di pernottare e di ristorarsi. Lì i corrieri cambiavano i cavalli esausti e stanchi. Situata in un punto di passaggio obbligatorio, la città dominava la via tra l'alta e la bassa Calabria. Essa, perciò, fin dal suo nascere, ebbe carattere di fortezza, e co.me fortezza militare si mantenne nel tempo. Con la disgregazione dell 'Impero di Roma Crissa seguì il destino di tutta la Calabria , su cui si avvicendarono Eruli, Goti e Bizantini. Questi, che erano i diretti eredi di Roma, riconquistarono l'Italia nel 554 sotto l'imperatore Giustiniano. I Bizantini introdussero il monachesimo basiliano, risvegliarono la cultura, diedero un forte impulso all'agricoltura e il baricentro dell'economia si spostò sempre più verso la campagna. Verso la metà del IX secolo, i Saraceni, senza incontrare alcuna valida resistenza, si presentarono sulle coste dell 'Italia meridionale e conquistarono numerose città, tra cui Tropea e Amantea.  Anche Crissa venne conquistata dagli Islamici, che, assediatala a lungo, la presero, dopo aver avvelenato agli abitanti l' acqua. Intorno all'885, liberata e fortificata dal generale bizantino Niceforo Foca, prese il nome di costui e fu detta Rocca Niceforo.      Rocca Niceforo è medievale. Nel 950, assalita una seconda volta dai Saraceni, restò quasi distrutta.  In tale anno essa esercitava la giurisdizione su 18 casali ai quali aveva dato vita; e cioè: Braccio, Staradi, Pimene, Santo Sidero, Aporono, Chirifono, Macherato, Casalnuovo, Santo Nicola, Filogaso, Santo Stefano, Scanothorio, Pronia, Maroni, Capistrano, Carthopoli, Santo Foca e Cloponi. In tale anno, unitamente alla Rocca, furono assaliti e rimasero rovinati i citati casali. Nel secolo XI, ai Bizantini, nell'Italia meridionale, si sostituirono i Normanni e il Conte Ruggero, riconosciutane 1 'importanza strategica, la fortificò maggiormente, munendola con bastioni e torri. L 'importanza strategica della fortezza è anche indicata dal nome dei potenti feudatari che la possedettero di volta in volta: da Guido di Chiaromonte, dai Villarduino, da Ruggero di Lauria, da Antonucio Camponeschi, da Giovanni Caracciolo, dai Sanseverino di Marsico, dai Sanseverino di Bisignano, dai Mendoza, dai Silva e dai Duchi dell 'Infantado di Madrid. Nel 1420, al tempo in cui era infeudata ad Antonucio Camponeschi, portava il nuovo nome di Rocca Angitola, denominazione che conservò nell'avvenire. Rocca Angitola è medievale e moderna.

Nel 1503 fu teatro di guerra tra Francesi e Spagnoli. Mentre questi si azzuffavano per la spartizione dell 'Italia meridionale, il generale francese begnino, inseguito dagli Spagnoli, si rifugiò tra le mura della Rocca. Messosi al sicuro nella fortezza, inutilmente stretta d'assedio, egli si arrese soltanto quando rese conto che la Francia aveva perso la guerra e a condizione di essere lasciato libero di tornare patria con i suoi compagni. Da ciò si evince quanto la fortezza fosse imprendibile. La vita della città, però, a partire dalla fine del XVI seco~o cominciò a diventare difficile e,  via via addirittura impossibile, per la malaria proveniente dalle acque stagnanti dell ' Angitola. Nel 1595, Girolamo Marafioti, nella sua opera intitolata "Croniche et Antichità di Calabria", descrisse la Rocca "un luogo alto, sopra un colle, in aria infelicissima, per cagione del fiume".      Già in quegli anni, e forse anche prima, avevano incominciato a manifestarsi i segni della alaria, proveniente dalle acque stagnanti dell' Angitola.      La città nel 1648 contava 211 famiglie. Ne11669, 21 anni dopo, ne raggruppava appena 109. Nel 1691, come lasciò scritto nei "Manoscritti" il sacerdote cosentino Domenico Martire, le la visitò in tale anno, "la città era tutta rovinata, con poche case in piedi, con pochissima gente. ppena vi erano 50 anime e le spine e le erbe quasi la coprivano, disabitata per la malaria cagionata II quel fiume". In Mileto, nell ' Archivio Storico Diocesano, in diversi volumi manoscritti, sono registrate le site pastorali effettuate dai vescovi e da altre personalità religiose, nei paesi della Diocesi, e sono, ~ttagliatamente, descritte le condizioni delle Parrocchie..

In uno di questi manoscritti, nel volume XIV, pag. 519 bis, leggiamo che la Chiesa mocchiale della Rocca, sotto il titolo di Santa Maria della Cattolica, nell'anno 1772, venne chiusa culto e spogliata degli arredamenti sacri.

Nello stesso tempo, dalla città, partivano, definitivamente, gli ultimi abitanti, insieme col .oprio parroco, come risulta in una relazione conservata nell ' Archivio Storico Vaticano in Roma, :lazione inviata, nell'anno 1796, dal Vescovo di Mileto, Monsignor Capece Minutolo, al Papa Pio I.

  Ed ecco che cosa dice: vi era un tempo una Chiesa Parrocchiale nella città chiamata Angitola, e siccome la città fu strutta da parecchi anni, i pochissimi abitanti superstiti si diressero a Pizzo, e lì dove fissarono lmora si trattiene questo parroco".

Questo luogo di destinazione trova conferma in un altro volume manoscritto chiamato 3o11ario", dove una bolla vescovile dell'anno 1902 riporta che gli abitanti superstiti di Rocca Angitola si diressero a Pizzo e si stabilirono lì non nell'anno 1772, ma nel 1783, anno in cui il terribile terremoto chiamato "Flagello" sconvolse l'intera Calabria. Come si vede, nei diversi documenti ci sono diversità di tempi e affermazioni diverse, ma le maledizioni della Rocca e la sua fine sono, inequivocabilmente, documentate da due atti notarili scritti dentro le mura della città stessa, rispettivamente, in data 28 Maggio 1762 e in data 2 Febbraio 1772. Nel lodi questi atti, in quello del 28 Maggio 1762, insieme col Notaio Francesco Salomone di Pizzo, si costituirono 6 abitanti del fatiscente paese per testimoniare sullo zelo dell ' Arciprete Don Pasquale Malerba, che da sei anni era parroco di Rocca Angitola. L 'intera popolazione della Rocca ammontava allora a 15 persone: tre uomini, cinque donne, tre ragazzi e quattro bambini. Nell'atto è scritto che il sacerdote rimaneva in sede da Novembre a Giugno, tempo in cui vi risiedevano gli abitanti, mentre durante l' estate, tempo in cui i Rocchesi risiedevano in campagna, il pàrroco si ritirava negli Scrisi, da dove andava alla Rocca a celebrare la messa nei giorni domenicali e festivi, scortato da cinque o sei uomini armati, in quanto diverse volte aveva corso il rischio di essere ucciso dai briganti che si aggiravano nei luoghi commettendo rapine. Nell'altro atto, rogato il 2 Febbraio dell'anno 1772, giorno della Candelora, è trascritto l'avvenimento che possiamo definire "l'atto di morte di Rocca Angitola", avvenimento avvenuto il 29 Gennaio di quell ' anno. Su richiesta del Rev. Don Bruno Malerba; fratello del Parroco Don Pasquale, ammalato e degente nella propria casa a Pizzo, insieme col Notaio Giorgio Pirrone di Pizzo, il 2 Febbraio si costituirono, nella Rocca, Mastro Francesco Teti di Maierato, Gregorio Asturi di Maierato (quest'ultimo in qualità di Regio Giudice ai contratti); poi Domenico Cefalì, Giovanni Stingi e Giuseppe Tozzi di Pizzo, in qualità di accompagnatori del parroco e del notaio.

Il gruppetto, giunto nella Rocca, fece un'attenta ricognizione dei luoghi e trovò la città vuota d'abitanti.

  In tanta desolazione, era presente solo una donna, chiamata Rosaria Borello, la quale era venuta con la propria famiglia a riprendersi alcuni oggetti, che aveva lasciato, per portarseli nel vicino villaggio di Pimè, dove si era stabilita. Lei e gli altri abitanti avevano infatti abbandonato la città il 29 Gennaio e la decisione fu presa in quanto la notte del 27 dello stesso mese alcuni malviventi li avevano assaliti e avevano ucciso Giuseppe Bova e avevano ferito Martino Curugliano.  Degli altri abitanti sappiamo che Giuseppe Riga, con la moglie e la madre, si era trasferito a Pimè, così come pure Domenico Curugliano con la moglie e la suocera. La famiglia di Pasquale Cugliari, invece, si era trasferita a Pizzo. Nonostante la constatazione oculare e le informazioni ricevute, il Rev. Don Bruno Malerba fece suonare le campane per convocare gli abitanti. Poi, visto che nessuno si faceva vivo, alla presenza dei costituiti, vi celebrò la messa, 1 'ultima messa, terminata la quale raccolse i sacri arredi. Lo spopolamento della città, lento e graduale, fu dovuto alla malaria, ma il definitivo abbandono fu dovuto alla violenza, che in ogni tempo fu un ' amara realtà per le popolazioni calabre. Crissa tramonta così dietro gli orizzonti della storia, una storia che non finisce qui, ma che continuerà certamente un domani. Continuerà con gli scavi, continuerà con i turisti, gli studiosi, gli intellettuali egli appassionati come noi, i quali verranno qui ad ammirare le vestigia e i resti della sua vetusta civiltà.  In Crissa Maierato si riconosce e ricerca il più lontano passato. Le pagine di Crissa sono altrettante pagine della sua storia. A Crissa, come abbiamo visto, è dovuta la sua nascita.  Testimonianza fulgida del passato di Rocca Angitola rimane il Crocifisso trecentesco, noto come "II Padre della Rocca", che è custodito nella Chiesa di San Giorgio a Pizzo. Altra testimonianza è costituita dalla campana collocata sull'attuale torre campanaria della Chiesa Parrocchiale di Maierato. Questa fu, in sintesi, la storia trimillenaria della Rocca Angitola, conosciuta anche con i Imi di Rocca Niceforo e di Crissa, edificata, secondo la leggenda, nel 1184 a .C., da Crisso, reduce della guerra di Troia.
 

 

 

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NOTA: Il 21 settembre 2006 il sito www.pizzocalabro.it ha superato  il traguardo storico di un milione di pagine visitate dai web nautici di tutto il mondo.  Un grande traguardo per un grande paese.  Pochi in Calabria possono vantare un tale risultato.       

 Giuseppe Pagnotta

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